Irene Abrigo, l’armonia vegana

Irene Abrigo è carina, simpatica, sorridente. E poi, quando fra le mani ha il violino che rappresenta la sua espressione artistica ma anche la sua vita, sembra davvero una “femme fatale”, magnifica eroina di un romanzo di Honoré de Balzac. Irene ha 25 anni, si divide fra Torino, l’aostana Sarre e la svizzera Losanna: nel capoluogo piemontese è nata, nel piccolo centro che guarda il Monte Bianco risiede la sua famiglia e nella magnifica metropoli romanda vive e suona (allieva di Pierre Amoyal, uno dei più noti violinisti a livello mondiale, fa parte della sua orchestra da camera). Irene è vegana dal 2009. Anzi, di più, fruttariana.

Irene AbrigoIrene, perché questa scelta?

Per amore di me stessa, per amore degli animali e per amore del mondo.

Ecco, netta e stagliata, la risposta che definisce e nobilita la persona.

Quanti anni aveva nel 2009, all’epoca della grande scelta?

Vent’anni, ma non è stato certo un colpo di testa.

E allora quale fu la fiamma, l’illuminazione, il motivo di un cambiamento così radicale?

Lessi alcuni libri che riguardavano le multinazionali e i grandi potentati economici e commerciali, capii quali sostanze si nascondono dietro gli alimenti che solitamente utilizziamo per alimentarci e mi parve di capire che quella non fosse la mia soluzione.

Una sensazione o qualche cosa di più?

Da quel periodo mi capitò una cosa strana: entravo nei supermercati e uscivo senza aver acquistato alcunché. Una ragione doveva pur esserci, no?.

Già, ritornare agli alimenti naturali. Vegana o cos’altro?

Vegana e dedita alla fruttazione, nel senso che mi alimento di frutti.

Solo frutta?

Non frutta, ma frutti in senso lato. Mi spiego meglio: anche i pomodori o i cetrioli sono frutti. E ovviamente fanno parte della mia alimentazione base.

Non si è mai pentita della sua grande scelta?

No, mai. Anzi, sto benissimo e mi va benissimo così.

E’ più difficile essere vegani in Italia o in Svizzera?

Senza dubbio a Losanna, perché gli svizzeri si nutrono molto di formaggi e di latticini. Lo ammetto, non è sempre facile reperire ciò che mi serve…

E nonostante questo, nessun… peccato di gola?

No, perché la mia è una scelta ed è vissuta come tale. E non certo come costrizione. E poi frutta e verdure si trovano dappertutto anche se in Svizzera i prezzi sono decisamente più alti che in Italia. Inoltre a Torino o a Sarre posso far uso quotidiano di pasta e di olio d’oliva, che fanno parte della dieta mediterranea ma che non sono altrettanto presenti in terra elvetica.

Non è mai stata lasciata da un fidanzato per il suo essere vegana?

No, anche perché sono io a sceglierli prima.

Sorride con il garbo che la contraddistingue.

Come vegana, c’è qualcosa che vorrebbe dire?

Sì, che detesto i vegani che fanno la guerra verbale per imporre la loro scelta ad altri. Io non voglio fare proseliti, né convincere, né tantomeno intimidire. E se pubblico una foto preferisco far capire quanto sia gradevole mangiare un ananas piuttosto che imporre l’immagine di un capretto sgozzato.

E com’è lo stato di salute di un vegano?

Non mi sono mai ammalata nei primi quattro anni di veganesimo, pur essendo oltretutto una donatrice di sangue e dunque teoricamente più esposta a un eventuale indebolimento generale. Solo nell’ultimo periodo m’è venuto un febbrone per tre volte di seguito, ma credo che fosse la conseguenza di qualche problema di lavoro che ho metabolizzato male.

E come si è curata?

Con spremute d’arancia, senza mai assumere una pasticca di medicinale. Sa che ci vogliono 23 giorni per far sì che il nostro fisico espella totalmente le sostanze nocive nascoste nei medicinali?

Cosa le dà il veganesino?

Energia, buonumore, sorriso…

E anche il suo violino è vegano?

Non del tutto, perché è fatto con la colla di pesce e con crini di cavallo. Ma non posso pretendere di cambiare il mondo, né voglio farlo. Ma nel mio piccolo sono felice della mia scelta perché è il frutto di un modo di vivere che mi fa star bene.

Irene Abrigo Violinist

Il progetto ecologico di Irene Abrigo

 

Paolo Viberti

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